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Premium Cashmere

Quando puoi coniugare antico e moderno solo indossandone la qualità

Da sempre definita come il patrimonio del mondo tessile, il cashmere affonda le sue radici nelle antiche tradizioni dei pastori che dimorano le lande e i promontori dell’Asia Centrale.

Utilizzata allora come risorsa naturale per proteggersi dal clima rigido, le proprietà di questa straordinaria fibra, hanno viaggiato lungo i sentieri evolutivi delle varie culture, riuscendo a coniugare oggi gli aspetti tradizionali di una civiltà, con le attuali creazioni moderne.

Non a caso, la sua meravigliosa sensazione avvolgente, l’inconfondibile pregio al tatto e le sorprendenti proprietà termiche, hanno catturato l’attenzione dell’ambiente modaiolo odierno, rendendola il vero tesoro tessile di ogni produzione.

Situata fra India e Pakistan, sorge la regione del Kashmir, un territorio antico e impervio dove l’allevamento di capre e le incessanti transumanze dei pastori, sono state sottoposte per anni alle difficoltose condizioni climatiche del luogo, ma che rimane comunque il punto di origine da cui la fibra prende il suo nome.

Per sostenere i gravosi sbalzi termici di quell’habitat, le capre Hircus Laniger, hanno sviluppato un corposo sottomanto, o Duvet, formato dall’unione di tantissime fibre finissime e dal tocco così estremamente soffice, da sembrare impalpabile. Ed è proprio da questo che nasce il Cashmere, una fibra la cui qualità è collegata indissolubilmente alla proibitività delle condizioni ambientali.

Ma se da una parte vediamo come questo animale si sia evoluto per sopportare le ardue circostanze climatiche, dall’altra percepiamo quanto la vita dell’allevatore sia perseverante nel riuscire ad ottenere un materiale così prezioso in un luogo tra i più naturalmente ostili al mondo.

I pastori, conoscitori intimi di quella terra, da generazioni si tramandano gli antichi processi per prelevare le fibre del cashmere senza intaccare lo spontaneo ciclo della natura.

In primavera, quando il clima si fa più clemente e i primi timidi raggi di sole incominciano ad intiepidire l’aria, i pastori procedono con il prelievo del sottovello degli animali attraverso un particolare processo di “pettinatura”, che consiste nel passare un pettine nelle aree sottostanti del corpo dell’animale, in cui le fibre risultano più morbide e corpose.

Ciò che rende il cashmere il diamante dei filati, non è soltanto la sapiente operazione di prelievo delle fibre, ma anche la quantità che si riesce ad ottenere. Infatti, da una sola capra Hircus Laniger, si ricavano dai 150 ai 200 grammi di Duvet ad ogni annualità, e ciò significa che per realizzare un maglione in cashmere è necessario utilizzare le fibre di almeno quattro capre.

Altro elemento di pregio è la sua finezza che, rispetto ai 24 microns della lana merinos più pregiata presente in commercio, quella del cashmere si aggira tra gli 11 e i 18 microns. Una cifra che all’apparenza può sembrare irrisoria, ma che in realtà riesce a produrre dei vantaggi straordinari in fatto di termo-regolazione e traspirazione, senza precedenti.

La storia di questa pregiatissima fibra ha viaggiato per epoche, culture e tradizioni, per approdare alla fine nei laboratori sartoriali di Monia Mancinelli, dove ogni giorno la qualità del cashmere prende vita tra le cuciture della sua maglieria.

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